Siena si visita a piedi e in salita. Questo è il primo dato da mettere in conto: la città è costruita su tre colli e non esiste un percorso pianeggiante. Il secondo dato è che è più piccola di quanto sembri, e in una giornata piena si vede davvero tutto quello che conta.
Partire presto, parcheggiare fuori
Da Castelnuovo Berardenga si parte alle otto e mezza e alle nove si è dentro. Il centro storico è zona a traffico limitato con varchi elettronici: non provate a entrare, le multe arrivano mesi dopo. I parcheggi sono tutti fuori dalle mura, alcuni collegati al centro da scale mobili e risalite meccanizzate che risparmiano una salita seria.
Chi arriva alle nove trova la città ancora abitata dai senesi: negozi che aprono, ragazzi che vanno a scuola, gente al bar. Chi arriva alle undici trova un'altra città.
Piazza del Campo
È il punto da cui partire, e non solo perché è la piazza più famosa. È una conchiglia inclinata divisa in nove spicchi, in ricordo del Governo dei Nove che resse la città nel Trecento, e scende verso il Palazzo Pubblico come un imbuto. Ci si siede sul mattone, si sta zitti dieci minuti e si capisce metà della città.
In fondo alla piazza c'è la Fonte Gaia, la fontana che segnava l'arrivo dell'acqua in città attraverso i bottini, i chilometri di condotti scavati sotto Siena nel Medioevo. Quelle che si vedono oggi sono copie: gli originali di Jacopo della Quercia sono conservati a Santa Maria della Scala.
La Torre del Mangia
Dalla piazza si sale sulla Torre del Mangia, che con i suoi poco meno di novanta metri è una delle torri civiche più alte d'Italia. Sono oltre trecento gradini, in una scala stretta e a senso unico: non è una salita per tutti, e in estate va fatta presto. Ma dall'alto si vede una cosa che nessuna foto restituisce, e cioè quanto è netto il confine tra la città e la campagna. Non c'è periferia: finiscono le case, cominciano le colline.
Il Duomo e il pavimento
Dal Campo al Duomo sono cinque minuti a piedi. La facciata a fasce di marmo bianco e verde è il biglietto da visita, ma la cosa che davvero vale il viaggio è dentro: il pavimento a tarsie marmoree, cinquantasei riquadri realizzati nell'arco di alcuni secoli da decine di artisti. È scoperto solo in determinati periodi dell'anno, e nel resto dell'anno resta in gran parte protetto sotto una pavimentazione di servizio.
Nella Libreria Piccolomini, che si apre sulla navata sinistra, gli affreschi del Pinturicchio hanno colori che sembrano dipinti la settimana scorsa. E sul lato opposto della piazza c'è il complesso di Santa Maria della Scala: per secoli ospedale dei pellegrini della via Francigena, oggi museo su più piani, e uno dei posti meno affollati della città.
Dove fermarsi a mangiare
Regola semplice e antipatica: allontanatevi dalla piazza. Bastano due o tre vie per passare da menù turistici a osterie normali. Non facciamo nomi perché gli indirizzi cambiano e non vogliamo mandarvi in un posto che nel frattempo ha chiuso: chiedeteci quando siete qui, vi diciamo dove vanno i senesi in quel momento.
Il pomeriggio, e il ritorno
Nel pomeriggio conviene lasciare stare i musei e camminare: le contrade, con le loro fontanelle, i loro musei e le targhe agli angoli delle strade, sono diciassette e ognuna ha un territorio preciso. Girare senza mappa nei terzi di Città, San Martino e Camollia è il modo migliore per passare le ultime tre ore.
Il rientro verso Castelnuovo Berardenga si fa in mezz'ora, e se partite verso le sette arrivate giusto in tempo per la passeggiata al tramonto in paese. Se invece volete capire cosa succede in città il 2 luglio e il 16 agosto, l'articolo sul Palio spiega perché quei due giorni sono un'altra storia.
Ventidue chilometri, e la sera si torna al silenzio
Dormire a Siena costa di più e si parcheggia peggio. Da Castelnuovo Berardenga la città è a mezz'ora, e la sera si rientra in un borgo dove non passa nessuno.