Ci sono luoghi che si visitano e luoghi in cui si sta. Questi due appartengono alla seconda categoria, e hanno in comune il fatto di essere entrambi nel territorio comunale di Castelnuovo Berardenga o a ridosso, e di essere entrambi quasi vuoti anche in agosto.
La Certosa di Pontignano
Fondata nel Trecento, la certosa è un monastero certosino a una ventina di chilometri da casa, in una posizione appartata sulle colline a nord di Siena. L'ordine certosino è contemplativo e prevede una vita quasi eremitica: ogni monaco vive in una cella con il suo piccolo giardino, e la comunità si riunisce solo in alcune occasioni. L'architettura riflette questa regola in modo diretto.
Il complesso ha tre chiostri. Il chiostro grande, quello su cui si affacciavano le celle, è un rettangolo di prato circondato dal portico, ed è il motivo per cui vale la pena arrivare fin qui: è uno di quegli spazi in cui, appena entrati, si abbassa la voce senza accorgersene. La chiesa conserva affreschi e un coro ligneo.
Oggi la certosa non è più un monastero attivo: è di proprietà dell'Università di Siena e ospita un centro congressi e una foresteria. Questo significa che l'accesso non è sempre libero e può essere limitato in occasione di eventi: informatevi prima di andarci.
Montaperti
Il 4 settembre 1260, sulla collina di Montaperti, nel territorio di Castelnuovo Berardenga, l'esercito ghibellino di Siena sconfisse quello guelfo di Firenze in una delle battaglie più sanguinose del Medioevo italiano. È la battaglia che Dante evoca nell'Inferno con l'espressione sullo scempio che fece l'Arbia colorata in rosso, riferita al fiume che scorre lì sotto.
Chi ci va aspettandosi un sito archeologico resterà deluso: non c'è nulla da vedere, se non un cippo commemorativo con dei cipressi, in cima a una collina, in mezzo ai campi. Ed è esattamente questa la ragione per andarci. Si sale, si guarda la valle dell'Arbia sotto, si prova a immaginare ventimila persone lì in mezzo, e si torna in macchina in silenzio.
Come organizzarli
Non sono mete da giornata intera. Funzionano bene come deviazione lungo il percorso verso Siena, che è nella stessa direzione: si esce dalla strada principale, si fanno pochi chilometri di provinciale, e si aggiunge un'ora al programma.
La strada per entrambi passa in mezzo a campi e vigne, con qualche tratto sterrato. Guidate piano e godetevi anche quello: nel senese, la strada tra due mete è spesso più bella delle mete.
Perché vale la pena
Perché questa zona ha una storia che non sta solo dentro i musei di Siena, e perché dopo tre giorni di città d'arte e degustazioni fa bene passare un pomeriggio in due posti in cui non c'è nulla da comprare. Se vi piace questo tipo di giro, anche le pievi romaniche del Chianti funzionano allo stesso modo: ne parliamo nell'articolo sui castelli del Chianti.
Le cose vuote sono qui intorno
Certosa e Montaperti sono lungo la strada per Siena. Da Via Berardenga si esce, si devia, e si torna in un'ora e mezza.